martedì 31 luglio 2012

Nevrosi istituzionali: la coazione a rifare gli stessi errori


Una scuola che fa acqua (di mare)



La coazione a ripetere è quello strano fenomeno psicologico che porta una persona a ripetere delle azioni in cui già si è fatta parecchio male. Freud diceva che era connessa all’istinto di morte che a sua volta è misteriosamente presente nella nostra psiche.  È una faccenda in cui non ci si capisce molto, o almeno con ci riesco con la mia modesta conoscenza dei fenomeni psichici; tuttavia sono convinto di due cose:
a) che la coazione a ripetere appartiene molto più alle organizzazioni che non agli individui; le organizzazioni burocratiche poi hanno una vera passione per la coazione a ripetere;
b) che effettivamente la coazione a ripetere sia connessa con la morte, ma più con la paura di morire che non con l’attrazione per essa.  Nei comportamenti coattivi delle burocrazie io vedo sempre il terrore che spostandosi di un solo millimetro dalla rotta abituale avvenga una catastrofe di proporzioni cosmiche: meglio battere le strade note anche se inefficaci e dolorose piuttosto che avventurarsi in terreni sconosciuti. Ma la morte è proprio l’assenza di cambiamento, la paura di cambiare quindi determina la fine delle funzioni vitali di un’organizzazione come di una persona. Da questo punto di vista anche un’organizzazione può avere un comportamento nevrotico ed essere soggetta allo strano fenomeno della coazione a ripetere. Se per un attimo riusciste a mettervi dal punto di vista nevrotico potreste immaginare quale immane catastrofe cadrebbe sulla scuola italiana se per mandare in una scuola degna di questo nome 20-30 studenti che vivono in una piccola isola si trovasse una soluzione difficilmente inquadrabile nella miriade di norme esistenti.

Scuola in mezzo al mare


Mettiamo una scuola in cui lo  S T A T O  - con tutte le lettere maiuscole e ben scandite mentre accenniamo ad un rispettoso inchino - non riesca ad assolvere ad un suo compito fondamentale: fare scuola garantendo almeno il ‘servizio’ ossia la presenza degli insegnanti al momento giusto e al posto giusto  (quanto alla qualità ed efficacia del servizio qui non ce ne occupiamo, assumiamo che sia mediamente scadente come nel resto del mondo); mettiamo che un gruppo di cittadini responsabili, quelli che ‘rispondono dell’educazione’,  si attivi  per trovare una soluzione, come si comporterà lo STATO?

Accenno ai fatti:  succede che in una piccola isola si accorpano gli alunni elementari in una pluriclasse e altrettanto si fa per le medie. A fronte di questo cambiamento radicale nella struttura  delle classi voi immaginereste che anche le altre ‘variabili’ siano sottoposte a revisione. Niente di tutto questo, stessi orari frammentati, stesse graduatorie, stessa sequela di malattie, supplenti, supplenti di supplenti, trasferimenti q.b. Si dà il caso che l’insegnante che deve venire per un’ora – poniamo il lunedì - debba spostarsi tra un’isola e l’altra oppure tra il continente e l’isola, mentre il mare è a forza 9, e quindi capita spesso che non arrivi, o arrivi in condizioni piuttosto precarie, parecchio arrabbiato e scontento del proprio lavoro e che si periti di comunicare ai ragazzi, invece che il suo illuminato sapere, le ragioni del suo scontento (tutto molto umano, ma vorremmo altrettanta comprensione umana per i ragazzi).

I genitori si organizzano e vedono di arrangiarsi tra di loro:  fanno dei laboratori; prodotti degli oggetti con i ragazzi, li vendono e con il ricavato comprano una parabola  per ADSL satellitare e pagano 50 euro di canone al mese così si possono fare le ‘videoconferenze’.
Questa possibilità in qualche modo viene riconosciuta – bontà sua - dalla scuola, ma resta il fatto che quello stesso laboratorio è ‘extrascolastico’ e addirittura extramoenia, accolto nella canonica dismessa della chiesa principale.
La parabola della scuola
L’orario, la titolarità delle discipline e tutto il resto non si toccano, la tecnologia non serve a innovare ma a conservare meglio un apparato  ed un’organizzazione che fanno acqua – di mare – da tutte le parti. 
Bisogna aspettare che l’insegnante che non ha potuto raggiungere l’isola possa raggiungere il luogo della videoconferenza e di là elargire la sua illuminata lezione.  Domanda: una volta che sia esclusa la presenza dell’insegnante ed una buona interattività, non esistono decine di software ben fatti che sono in grado di sostituire questa lezione teletrasmessa?  Ma veramente il ruolo insostituibile del docente è quello di elargire i contenuti?


Il docente oggi è più indispensabile di ieri perché deve stabilire una relazione umana attraverso la disciplina e rendere significativi, importanti per sé , i contenuti di una disciplina. Questa operazione si fa solo in presenza, attraverso quei segnali meta-comunicativi incoraggianti che il docente dovrebbe essere capace di fornire con continuità agli allievi. Se il docente non sa fare o non può fare questo lavoro sulla relazione può essere sostituito da un buon macchinario.
Allora se utilizziamo lezioni teletrasmesse o lezioni preregistrate da un buon produttore di materiale didattico,  cosa fa il docente?  Per esempio con una diversa organizzazione oraria potrebbe condurre uno stage conoscitivo – residenziale, senza il mare in mezzo - con i suoi allievi, fare una campagna intensiva di conoscenza ravvicinata sulla cui base potrebbe programmare una serie limitata di moduli didattici, facendo una vera progettazione e non una programmazione-risciacquatura del programma ministeriale. Poi potrebbe a distanza effettuare  un monitoraggio – che solo una competenza disciplinare assicura –sull’andamento del percorso di apprendimento, e poi effettuare delle verifiche serie e ben organizzate  in presenza.  Oppure  tutto questo non va bene e occorre inventarsi un’altra soluzione: tutto tranne stare lì davanti allo schermo ad aspettare se il docente arriva via mare o via etere.

Dunque è evidente che una soluzione  nell’ambito delle regole tradizionali non si riesce a trovare  e vanno esplorate strade nuove. Chi deve farlo?

Una scuola veramente autonoma, in grado di progettare e non solo di eseguire direttive dovrebbe essere capace di inventarsi qualcosa.  Una scuola che sia pubblica, ossia veramente a disposizione del cittadino dovrebbe immediatamente includere - in un gruppo di pensiero incaricato di  trovare una soluzione - i cittadini responsabili che si sono già mobilitati.


Ma non sono insegnanti!

Qui è il bello. Chiunque sappia – appena, appena - qualcosa di progettazione partecipata sa che il nocciolo è la partecipazione delle persone non competenti.  Nella progettazione partecipata, l’esperto si mette in ascolto, prende seriamente tutte le proposte, si adopera per trovare  le ragioni per sostenerle se sono compatibili, per confutarle se così non è. La progettazione partecipata  si basa sull’idea che la soluzione sta in mezzo a noi, bisogna trovare solo dove è nascosta, e l’esperto sostiene questa ricerca piuttosto che fornire una soluzione preconfezionata.

Invece no. Bisogna addirittura scomodare l’assemblea legislativa, fare una legge speciale per le isole, una legge speciale che consenta di conservare il quadro esistente  creando una soluzione ad hoc. Per carità, una cosa  buona e giusta, ma oggi forse possiamo pensare ad altro.
Per esempio possiamo pensare  che la cosa speciale  sarebbe pensare finalmente ad una soluzione empirica senza scomodare il legislatore e soprattutto senza aspettare i tempi del legislatore che arriverà a decidere quando i nostri studenti stanno già all’università.
VIP 
In questa isola arrivano da tutto il mondo persone di cultura e influenti  che vogliono godersi una meritata parentesi rispetto alla convulsa vita urbana. Ma questa isola è com’è perché ci sono degli abitanti che la tengono in vita durante i lunghi mesi invernali. Questi abitanti non dovrebbero essere angustiati dal fatto che restando a Stromboli  i loro figli  non abbiano una scuola adeguata, non dovrebbero temere che le famiglie debbano separasi per assicurare allo stesso tempo la scuola ai figli e il benessere ai turisti. Pensiamo che le persone di cultura e con ruoli di prestigio forse potrebbero spendere qualcosa di sé per sostenere questa giusta causa.

E’ possibile creare una cooperazione tra privato sociale (parole grosse, stiamo parlando semplicemente di un gruppo di genitori e di cittadini che si sono attivati non a protestare e basta ma a creare soluzioni efficaci)  mondo della cultura, e la scuola così come è (senza aspettare la sua palingenesi)?
E’ possibile che un ministro tecnico – tramite i suoi collaboratori - ci aiuti a pensare una soluzione  creativa invece di aggiungere nuove normative  alle troppe già esistenti?
Potrebbe bastare che si dia mandato a un dirigente o un qualsiasi ‘tecnico’ di studiare una soluzione con tutti gli interessati da presentarsi entro sei mesi? 
Potrebbe bastare dire che alle scuole che operano in particolari condizioni logistiche si dia un sostegno per sviluppare al massimo l’autonomia funzionale stabilita dal titolo quinto della costituzione?
Potrebbe bastare che per una volta -proprio perché si tratta di un’isola isolata - ci si affidi alla partecipazione degli interessati invece che alle decisioni di un’organizzazione pachidermica? Fermo restando che l’ultima parola la dica il MIUR? Mai sottrarsi alla sua santa supervisione!

Didattica in strada



NOTA BENE : 
la vulcanologia dal vivo, la pesca con i pescatori, la ceramica con Chiara, non sono attività didattiche, sono "extracurricolari". Salire sul vulcano più frequentato d'Europa non si addice agli scolari di Stromboli, e - se accade - è "non-curricolare". Ora ci chiediamo, ma tutto quanto si dice in giro sugli apprendimenti  informali, sulla didattica laboratoriale e quant'altro vale solo per le scuole steineriane ad alto costo o potrebbe valere per i comuni mortali?  C'è qualcuno che si rende conto di quale colossale insulto all'intelligenza e all'economia è non valorizzare appieno queste attività come parte integrante del curricolo?
Certo non sono tanto ingenuo da pensare che sia semplice, sappiamo benissimo che tra una competenza pratica ed una teorica c'è da fare un lavoro - appunto quello che dovrebbe fare un buon docente - ma viceversa bandire queste attività dal curricolo equivale a dire che la scuola può occuparsi solo di parole vuote e questo è distruzione di tempo ed intelligenza giovanile che dovrebbe essere condannato come crimine contro l'umanità. Le Eolie sono patrimonio UNESCO ma mai potranno essere patrimonio dei suoi bambini secondo questa logica.  
Vedi altro in: Scuola in mezzo al mare
https://www.facebook.com/groups/scuolainmezzoalmare/

lunedì 5 marzo 2012

Materiali per i partecipanti alla formazione dei formatori il 17 e 18 marzo 2012


Materiali di studio per la formazione dei formatori

Questi sono materiali di studio su cui esercitare un riesame critico per estrarre elementi di metodo, indicazioni per il lavoro di formazione.

01 formazioni con i docenti

Restituzione ad un corso di formazione.doc

In un corso di formazione viene riprodotta la condizione di frustrazione dei docenti di fronte a storie senza uscita. La restituzione aiuta a trovare un senso alla propria situazione di disagio e a poter pensare le situazioni difficili reali.

seminario 4-5 gennaio 2012.doc

Nel corso del seminario di formazione viene sperimentata una tecnica di ‘teatro nascosto”, che lascia i partecipanti in una situazione di dubbio e difficoltà, per sollevarsi da questa condizione difficile il gruppo trova un senso al suo esistere.

Federico entra platealmente.doc

Il copione del teatro nascosto

Risposte_test_uccellini.pdf

Un test per saggiare la capacità del gruppo a trovare un senso condiviso in una situazione indecidibile.

sul giovedì nero.doc

Itinerario formativo che parte dalla narrazione di una situazione caotica.

bilancio di un corso.doc

Restituzione ai partecipanti di un corso esteso su 8 incontri

Altre formazioni

formazione operatori sociali_sml.pdf
report_NEA.doc
supervisione_tutor_formazione.doc
Verifica_apprendimenti.doc

02 storie per incontrarsi

Formazione  con i docenti.doc

Resoconto completo di alcune giornate di formazione in cui attraverso i materiali metaforici proposti emergono problemi professionali e si intravede la possibilità per la creazione di una comunità riflessiva.

I tre linguaggi_tutti.doc

La prima storia usata per la discussione

TRECOSMONAUTI .pdf

La  seconda storia usata per la discussione

Testo delle storia narrata e riflessioni parallele di insegnanti e studenti.

I tre linguaggi nelle lettura dei docenti, degli allievi, di Bruno Bettelheim

La carota più grande del mondo.doc

Un’altra storia usata per la formazione

03 una formazione a  più strati

Maestri per un giorno_intro.doc

Lo stesso materiale formativo viene usato in parallelo con i ragazzi, i docenti, le famiglie. In questo modo il formatore può mostrare sul campo l’efficacia delle tecniche usate

maestri_per_ungiorno_integrato.pdf

Il resoconto del lavoro svolto con gli allievi realizzato attraverso la partecipazione di tirocinanti.

04 lettura di situazioni

Osservare le situazioni è la base di ogni possibile riflessione. L’osservazione è sempre parziale e soggettiva, ma per quanto possibile deve essere esente da giudizi espliciti o impliciti, e deve cercare di guardare le risorse che sono nella situazione. Gli esempi sono scelti per mostrare alcune impostazioni errate e un caso abbastanza efficace.

Banda della scuola media.doc

bisogni_desideri.doc

Circle time Prima D.doc

05 formazione 5 marzo

Introduzione alle giornate di formazione

Formazione del 5 Marzo.doc


Formazione del 17 Marzo.doc

martedì 21 febbraio 2012

La scuola ci riguarda tutti: Parlare non solo alla ragione, ma anche alle emozioni

La scuola ci riguarda tutti: Parlare non solo alla ragione, ma anche alle emozioni

Parlare non solo alla ragione, ma anche alle emozioni

Il preadolescenze diffida dell'insegnante, non perchè parla italiano, ma in prima istanza perchè parla, e in genere parla troppo, mentre lui è intasato da emozioni e conflitti che si esprimono con il silenzio, con il corpo, con il gesto, con l'urlo. la parola dell'insegnante, invece, di aiutarlo a mettere ordine in quel caos, dandogli pian piano una forma, troppo spesso vi sovrappone semplicemente una gabbia di regole, oppure parla d'altro. L'insegnamento linguistico è prima di tutto dialogo, e nel dialogo viene prima di tutti l'ascolto: sennò è vero quello che dicono i ragazzi che usiamo le parole per avere sempre ragione voi. Solo se impara ad ascoltare l'insegnante può avere la pretesa di esere ascoltato.
Carla Melazzini: "Insegnare al principe di Danimarca"

I bambini non hanno bisogno di adulti perfettima di adulti che abbiano ancora voglia  di interrogarsi, di adulti che sappiano quindi essere persone mature e che dimostrino loro di sapersi prendere cura dell'altro, per poterlo aiutare a crescere e a diventare a sua volta persona.  Ciò che può rendere sopportabile l'esperienza di formazione e sopportabile l'esperienza del bambino che apprende così come dell'adulto che insegna, è l'interesse e la capacità di riflettere sui sentimenti.
Questa riflessione sui sentimenti ci rende capaci di vivere l'esperienza e di afferrare il suo significato e può, quindi, risultarne una migliore comprensione degli altri ma anche di noi stessi. Essere poco attenti alla sfera emotiva equivale ad essere disattenti al bambino che, mentre apprende, mette in gioco tutto se stesso e non solo la sfera intellettiva, ma anche a noi stessi.
Se non si è attenti alla relazione educativa si rischia di creare un'antinomia tra il cognitivo/l'affettivo, di staccare la lezione dal processo formativo e quindi il sapere dal capire.
L'insegnamento, per essere realmente significativo,  non può che passare attraverso un dialogo che non escluda la sfera emotiva.

C'è spesso molta paura nell'insegnante di lasciarsi troppo coinvolgere, di essere troppo presi dai problemi dei bambini e si inventa un distacco professionale che si rifugia dietro l'alibi che noi dobbiamo occuparci dell'apprendimento, dell'acquisizione del sapere, del cognitivo e non dell'emotivo, che non siamo mamme, ma insegnanti. Se è vero che è diverso il ruolo del genitore, non si può negare (che lo vogliamo o no) che tra noi e il bambino si crei inevitabilmente una relazione emotiva. Se noi la neghiamo, il bambino percepirà il nostro rifiuto e sostanzialmente la nostra paura. C'è emotività e affettività tra adulto e bambino, tra adulto e adulto nel momento in cui c'è uno stare insieme;quindi difendersi dall'emozione, dai sentimenti vuol dire negare la possibilità di costruire una relazione valida. In genere tutto va bene quando di fronte a noi abbiamo bambini e adulti che non ci pongono problemi, che non mettono in discussione le nostre sicurezze.


Foto di Enzo Sellerio

Nulla, - dice -  nella quotidianità scolastica è insignificante: ogni cosa porta con sé un senso e significato che è compito dell’educatore e dell’educatrice riuscire a portare alla luce
Annarosa Buttarelli

giovedì 8 dicembre 2011

Insegnare al Principe di Danimarca - Nota del redattore e ringraziamenti

Pubblico questa nota sul mio blog perché solo ora sono riuscito a completarla in tutti i suoi aspetti. Spero che sarà possibile inserirla per intero o in sintesi nel libro che fortunatamente conosce una certa diffusione e quindi sarà certamente ristampato.
Con questa nota  intendo ringraziare quanti hanno contribuito alla stesura del testo "Insegnare al principe di Danimarca"
La redazione finale è solo opera mia, nel senso di averne la piena responsabilità. Ho fatto tutto il lavoro che è durato circa 18 mesi da solo, è stata mia la fatica ed il dolore di rimettere mano in una materia  caratterizzata da un doppio lutto, quello della perdita  irreparabile della mia compagna, e quello della fine ignominiosa del Progetto Chance a cui insieme avevamo destinato le nostre migliori energie.
In quei mesi ho lavorato contemporaneamente per tenere in vita quanto di prezioso lasciava a tutti la vita di Carla, e per rimettere in piedi un gruppo di lavoro che continuasse quelle pratiche, perché senza una ripresa attiva del lavoro anche le buone idee  contenute nel libro diventavano un necrologio piuttosto che un invito all’impegno.  In questo lavoro sono stato sostanzialmente solo perché è quello che succede di norma quando un gruppo  viene sconfitto e scompaginato: ciascuno è restato a leccare le proprie ferite, troppo sconvolto per riprendere un percorso.  Capisco il disagio di tanti colleghi ma sta di fatto che ho avuto solo l’aiuto di giovani che condividono la nuova impresa e di antichi amici tra cui principalmente  Adriano Sofri.  Adriano mi ha aiutato soprattutto col sostegno  morale di chi ha subito poco prima lo stesso lutto e di chi aveva un particolare legame affettivo con Carla. Senza di lui avrei forse ceduto le armi. Ma insieme al sostegno morale Adriano si è sobbarcato il lavoro più ingrato leggendo e rileggendo il testo per individuare incongruenze, punti e virgole fuori posto, maiuscole ballerine, nomi errati, passaggi oscuri. Infine Adriano ha chiesto di non essere citato. Credo che il motivo principale sia stato il non voler focalizzare su questo libro ostilità a lui dirette che come è noto non mancano mai. Dopo qualche tentativo di replica ho dovuto accettare e ancora non so se ho fatto bene. Tuttavia l’editore, all’oscuro di questo nostro dibattito, aveva già pubblicato un annuncio (che tuttora  gira in qualche angolo dimenticato del Web) in cui Adriano Sofri figurava tra i curatori. Questo è bastato a far sorgere interrogativi e interpretazioni e quindi a far entrare  dalla finestra  ciò che si voleva evitare.

Quindi qui ringrazio innanzi tutto Adriano Sofri per il suo sostegno e per il lavoro umile compiuto; ringrazio tutti i colleghi e gli educatori, gli psicologi, i dirigenti che hanno contribuito a tenere in vita il progetto Chance e ringrazio con grande calore tutti quelli che stanno  contribuendo a mandare avanti, ormai da due anni, le attività del progetto E-VAI che cerca di tenere in vita le metodologie proprie del  progetto Chance. Il  lavoro di queste persone è alla base delle cose scritte in questo testo. Carla tra noi era quella che meglio riusciva a trovare le parole giuste per parlare del nostro lavoro ma che aveva anche una estrema sensibilità a dare voce agli altri piuttosto che comportarsi come il proprietario delle idee o delle parole che scriveva. Mai come nel suo caso è appropriato dire che è la voce di un gruppo anche quando parla in prima persona. Senza il lavoro delle persone citate le parole scritte non avrebbero senso.
Così  come è importante il cantore è fondamentale l’editore: I pensieri e le parole dei Maestri di strada  sono diventate pensiero di un movimento attraverso Carla e la preziosa pubblicazione  da parte della rivista Una Città
(http://www.unacitta.it/newsite/interviste.asp)
Questo ringraziamento avrebbe dovuto comparire fin dalla prima edizione, se ciò non è accaduto è per un mio imperdonabile errore i cui contorni descrivo qui di seguito, così come cito tutti gli scritti a cui ho attinto in modo che chi vorrà potrà esercitarsi a ritrovare le radici più lontane di un pensiero complesso per origine e organizzazione.

Insegnare al Principe di Danimarca  è il risultato di un lavoro di composizione basato sugli scritti di Carla Melazzini di cui una parte importante pubblicati, un’altra parte fogli di lavoro utilizzati nel suo lavoro, altri appunti.  Inoltre ho utilizzato scritti riguardanti la nostra città  e il nostro lavoro di altri autori più o meno direttamente connessi al continuo lavoro di riflessione sulle nostre pratiche. Infine ci sono scritti  di paternità incerta o collettiva facenti parte del repertorio di osservazioni su cui si basano le pratiche educative che caratterizzano i Maestri di strada.  Molte volte esistono due versioni dello stesso scritto, una interna, l’altra per la pubblicazione, e qualche volta ho mescolato le versioni perché serviva a dare continuità alla narrazione, altre volte ho utilizzato scritti che non sono di Carla per costruire  qualche riga di raccordo e comunque ho riletto tutto e assemblato una prima versione che comprendeva più o meno tutto il materiale di cui fornisco l’indice.
Gli scritti più organici sono ovviamente quelli destinati ad un uso pubblico o alla pubblicazione. Qualche persona particolarmente gentile nei miei confronti mi ha chiesto se le parti più oscure sono scritte da me e quelle più chiare da Carla. Posso rassicurare altri che abbiano questa impressione: le differenze stilistiche e la comprensibilità è dovuta alla differenza dei destinatari: sono più comprensibili le parti che hanno un destinatario ‘universale’ meno quelle che sono contestualizzate a destinatari già addentro alla narrazione. Gli interventi redazionali sono stati di poche righe o solo di qualche parola.  Non ho segnalato queste cose, perché non si tratta di un saggio ma sostanzialmente di una narrazione così come ho potuto riviverla poggiandomi sugli scritti di Carla e quelli interni al progetto Chance.
Scorrendo l’indice che segue il lettore si rende conto che una parte importante  del testo  ha attinto agli articoli pubblicati per trenta anni, 1978-2008, prima su Report poi su Una Città. “Una città” ha avuto un ruolo importante perché Carla si riteneva, come del resto io stesso, un redattore e un socio di questo meritorio giornale. Scorrendo l’indice ci si rende  conto che interi articoli sono riprodotti tal quali, ma anche che molti non sono stati inseriti nel testo definitivo. Visitando il sito di Una città (http://www.unacitta.it/newsite/interviste.asp)  chiunque può facilmente ricostruire la sequenza completa degli articoli che costituiscono un archivio organico riguardante la vita di una grande città e il lavoro educativo dei Maestri di Strada.
Era mia intenzione inserire il riferimento di ogni parte inserita ed avevo costruito la prima versione in questo modo. Già così il testo veniva continuamente spezzato; ma successivamente, intrecciando ed integrando i vari brani, sarebbe stato improponibile. Così ho eliminato i riferimenti intermedi. Avrei dovuto apporre questa nota alla fine del libro, ma quando è arrivato il momento ero al massimo della confusione e della fatica e non ce l’ho fatta a compiere l’ultimo sforzo, ho scelto, per non fare torto a nessuno, di fare torto a tutti non citando nessuno. Si è trattato di un grave errore per il quale non ho scusanti. Qualcuno ritiene che gli errori debbano essere interpretati  e rimandati a qualche colpa. Forse hanno ragione ma io non posso aiutarli in questo esercizio. Mi addolora aver provocato queste reazioni, non bisognerebbe mai commettere questo genere di errori perché ciò induce altri a riaprire proprie ferite e disagi. E’ la lezione più grande che abbiamo appreso negli anni del progetto Chance: un errore – anche piccolo - è in genere il punto di partenza per una reazione a catena di grandi proporzioni. Con questa nota chiedo scusa a chi è stato escluso dal condividere fin dall’inizio la nuova vita degli scritti di Carla. Questo non basta a mettere riparo al danno fatto ma almeno serve non provocare danni ulteriori.

Carla Melazzini - Cronache degli anni ’80 (pubblicate da Report)           

Scritti infantili sul rapimento Moro (1978.07.21 )
Callas - sublime per il piacere di esserlo (1980 )
Il re è a caccia (1982 )
Labriola e  la leggenda della Camorra (1982.04.04 )
Quattro storie quotidiane (1982.05.04 )
Bettelheim - E io sono scampato a raccontarvelo (1985.01.01 )
La sacrosanta noia delle scolaresche (1985.07.25 )
Il tulipano finto (1985.12.01 )

Articoli ed interviste pubblicate dalla rivista Una città

Inattualità dell’attualità  di Carla Melazzini  - N° 35 / Ottobre 1994
I nomi del maestro  di Carla Melazzini  - N° 38 / Gennaio/Febbraio 1995
Cos’hai? Intervista a studente napoletano  di Carla Melazzini  - N° 39 / Marzo  1995
Osservazioni di un insegnante genitore refrattario   di Carla Melazzini  - N° 40 / Aprile 1995
Agostino. Carla Melazzini discute dei ragazzi di Napoli   di Carla Melazzini  - N° 41 / Maggio 1995 
Anna Moreno L’asilo nido  a cura di C. Melazzini  - N° 44 / Ottobre 1995 
Il doppio Ismaele  di Carla Melazzini  - N° 47 / Gennaio/Febbraio 1996
Luisa Melazzini  - Ti scrutano  a cura di C. Melazzini  - N° 49 / Aprile 1996 
In lode dello sradicamento  di Carla Melazzini  - N° 52 / Agosto/Settembre 1996
Pasquale Dentice - La causa  a cura di C. Melazzini  - N° 52 / Agosto/Settembre 1996 
Dove vivere non è bello  di Carla Melazzini  - N° 54 /  - Novembre 1996
Monsignor Raffaele Nogaro Fedeli ai poveri  a cura  di Carla Melazzini e Nicola Magliulo  - N° 55 / Dicembre/Gennaio 1997 
Le strade del libro e del lavoro – Interviste a Giuseppe,  Maurizio e Nicola   di Carla Melazzini  - N° 58 / Aprile 1997 
Teresa Centro - Se l’alternativa è la noia.doc  a cura di C. Melazzini  - N° 61 / Agosto/Settembre 1997 
Rosso fuoco  di Carla Melazzini  - N° 68 / Maggio 1998
Ragazzi a Ercolano - Intervista a Ciro  a cura di Katia Alesiano   - N° 75 / Marzo 1999 
Ciro Naturale - Disordine pubblico  a cura di C. Melazzini  - N° 82 / Gennaio 2000
Amalia Aiello, Anna La Rocca, Rita Iannazzone,  
La storia del brutto anatroccolo...  a cura di C. Melazzini  - N° 83 / Febbraio 2000 
Carmine Amato, Maria Alcidi  - Beh, nel far dire loro "posso scegliere" si e' gia' fatto tanto  a cura B. Bertoncin  - N° 85 / Aprile 2000 
Anna Milone  - Era li’, davanti a casa...  a cura di C. Melazzini  - N° 89 / Ottobre 2000 
Quel libro dello scarrafone  di Carla Melazzini  - N° 101 / Febbraio 2002
Quei nostri ragazzi (uccisione di Filippo)  di Carla Melazzini  - N° 104 / Maggio 2002
Fortuna, Maria, Patrizia e Tonia - Le mamme sociali   a cura di C. Melazzini  - N° 107 / Ottobre 2002
Oltre il giardino  di Carla Melazzini  - N° 110 / Febbraio 2003
Caroline Peyron e Rita Iannazzone - L’ah delle cose  a cura di C. Melazzini  - N° 110 / Febbraio 2003 
Alfonso e Teresa - Sono di barra anch’io  a cura di C. Melazzini  - N° 112 / Aprile 2003
Ciro Naturale - Ciro non va da nessuna parte  a cura di C. Melazzini  - N° 114 / Luglio/Agosto 2003 
Il pane e le brioches  di Carla Melazzini  - N° 116 / Ottobre 2003
I gigli di barra  a cura di C. Melazzini  - N° 116 / Ottobre 2003
Margherita Fusco  - Cosa ha fatto la scuola per loro    a cura di C. Melazzini  - N° 120 / aprile 2004 
Salvatore, Pasquale e Gaetano - Mi sono costituito a Orvieto...   a cura di C. Melazzini  - N° 131 / agosto-settembre 2005 
Un incontro, una possibilità  di Carla Melazzini  - N° 133 /  - Novembre 2005
Ciro Naturale  - Il giglio dei ragazzi  a cura di C. Melazzini  - N° 137 / marzo 2006 
La buona relazione  di Carla Melazzini  - N° 141 / agosto-settembre 2006
Una vita senza lavoro...  di Carla Melazzini  - N° 146 / marzo 2007
Teresa Centro - Il secondo imprinting  a cura di C. Melazzini  - N° 146 / marzo 2007 
Monnezza lettera da Napoli  di Carla Melazzini  - N° 153 / febbraio 2008
Biagio  - Tra pescatori ci si saluta...  a cura di C. Melazzini Barbara Bertoncin  - N° 153 / febbraio 2008
Rosa Apice - Non è che avrei voluto fare chissà cosa...   a cura di C. Melazzini Barbara Bertoncin  - N° 155 / aprile 2008 
Se sentirete ancora parlare di Ponticelli...  di Carla Melazzini  - N° 157 / giugno/luglio 2008
Mamma Patrizia  a cura di Barbara Bertoncin   - N° 158 / agosto-settembre 2008
Gaetano Salvemini - Coco’ all’università di Napoli o la scuola della mala vita  a cura di C. Melazzini  - N° 159 / ottobre 2008 
Giovanni Giuseppe Moreno  - Inumeri e la forma    a cura di C. Melazzini  - N° 160 /  - Novembre 2008 

Articoli riguardanti la scuola e la città
(
di Cesare Moreno, pubblicati nella rivista Una città)

La fatica di Napoli  - N° 027 /  - Novembre 1993
Ragazzi di strada  - N° 031 / Aprile 1994 
Senza reciprocità nulla funziona  - N° 033 / Giugno 1994 
Salvatore Afflitto  - Quel fax…  - N° 057 / Marzo 1997 
La lezione del fango  - N° 068 / Maggio 1998 
L’obbligo democratico  - N° 100 / gennaio 2002
Dove si finisce  - N° 111 / Marzo 2003 
Se qualcuno della società civile “si presenta”…  - N° 137 / marzo 2006 
La pedana che non c’è piu’  - N° 153 / febbraio 2008 
O. H. Mendjia, A. Presti, J. Rossetto, D. Calabresi, Ilbellodella città  - N° 157 / Giugno/luglio 2008

Articoli riguardanti Napoli, la scuola, il progetto Chance
(realizzati dalla redazione di Una città)

Amato Lamberti -  Camorra  a cura Cesare Moreno, Massimo Tesei  - N° 31 / Aprile 1994
Emilio Lupo - La salute e il quartiere      a cura di B. Bertoncini  - N° 122 / luglio-agosto 2004
Gianni Manzo - L’educatore  a cura di B. Bertoncini  - N° 156 / maggio 2008 
Giuseppe Ferraro - Dare luogo alla filosofia  a cura di B. Bertoncini  - N° 117 /  - Novembre/Dicembre 2003 
La gita ai quartieri spagnoli…  Lucia Marchetti  - N° 89 / Ottobre 2000
Maestri di strada  Marco Rossi Doria  - N° 43 / Settembre 1995
La sponda adulta  Marco Rossi Doria  - N° 72 /  - Novembre 1998 
Peppe Marmo - Il paio di silver   a cura di B. Bertoncin  - N° 122 / luglio-agosto 2004
Roberto Esposito - Dono e dovere   a cura di B. Bertoncin  - N° 71 / Ottobre 1998 
Stefano De Matteis - Il culto degli anonimi   a cura di B. Bertoncin  - N° 67 / marzo 1998 
Tiziana Iorio - Ti svegli e non sai quali sono le regole   a cura di B. Bertoncin  - N° 139 / maggio  2006 

Dai verbali  del Progetto Chance 1998-2008 - inediti

Relazione Bonavita (1998.06.11)
Osservazioni Primo incontro servizi sociali (1998.08.15)
Indice della documentazione (1998.10.15)
Verbale Lello (1998.10.15)
Verbale servizi sociali (1998.10.15)
Verbale animatori (1998.11.23)
Ammissione Carderopoli (1999.01.02)
Colloqui individuali (1999.03.26)
Verbale (2000.09.13)
Valente (2000.09.26)
Di Maro (2000.09.27)
Milone (2000.10.01)
Perna (2000.10.01)
Verbale programmazione (2000.10.11)
Verbale inizio (2000.10.25)
Accoglienza 2 3 4 (2001.09.17)
Valutazione colloqui (2001.09.20)
Verbale livelli successivi (2001.09.28)
Verbale selezioni (2001.10.01)
Verbale 2 3 lvello (2001.10.19)
Petriccione (2001.10.23)
Programmazione (2001.11.14)
Programmazione (2002.02.27)
Programmazione (2002.03.06)
Programmazione (2002.05.08)
Organizzazione livelli (2002.05.21)
Interistituzionale (2002.09.05)
Antropologia laboratorio storico (2003.05.03)
Imparare l’arte (2003.10.06)
Verbale S. Giovanni (2004.01.19)
Antropologia restituzione  Ghione (2006.09.05)
Antropologia Linee generali  (2006.09.05)
Antropologia prima riunione (2006.09.05)
Antropologia Promemoria (2006.09.05)
Antropologia scheda inizio (2006.09.05)
Progetto educativo Chance (2007.01.29)
Formazione educatori (2007.02.12)
Sulla funzione gruppo (2007.03.13)
SGB programmazione (2008.01.14)

Scritture in corso  di vari partecipanti al progetto Chance

Questionari sulla mafia (1995.02.08)
Incontro servizi sociali sh (1998.09.15)
Primo Incontro servizi sociali (1998.09.15)
Barricate a chance (1999.03.08)
Verbali psicologici (1999.06.16)
Intricato ma intrigante (2002.05.10)
Simona seminario (2002.06.01)
Zone franche (2002.07.03)
Dilemmi di Antonio ovvero Antonio come dilemma (2002.10.01)
Gianluca - Una speranza intrisa di dolore (2002.11.18)
Sui fatti di Procida (2005.02.06)
Schema per la Valutazione (2005.05.02)
Violenza cronica e traumi (2005.09.16)
Il tutor nell’azione didattica (2006.01.11)
Parametri del successo  (2006.03.25)
Chance2,3..   (2006.03.27)
Gli OFIS-Chance (2006.04.01)
Comunità che apprende
Relazione all’Università di Huelva (2006.05.04)
Riassunto sulla didattica (2006.05.23)
Seminario sui Tutor (2006.06.08)
Rustin – Apprendimento ed emozioni (2006.06.19)
Restituzione gruppo 2007 (2007.03.21)
Linee di luce - educare nella scuole e nella strada  (2007.05.03)
Circle Time su un caso di furto (2007.05.30)
Camminare (2007.06.19)
Mansionario dei genitori sociali (2007.06.25)
Perché i tutor sono assenti (2007.11.21)
Un mondo al congiuntivo (2008.07.10)
Se ne è andata (2009.12.14)

Fogli di lavoro – Scritti discussi in varie occasioni formative per gli operatori del Progetto Chance

Il ragazzo e la scuola  (1993.10.14)
Testi mafia (1994.04.20)
Antologia 1 (1996.01.04)
Antonio (1996.01.17)
Antologia 2 (1996.02.28)
Primo giorno (1996.03.31)
Chi sono  (1996.04.26)
Anna e Susi (1996.06.11)
Relazione anno scolastico (1998.06.16)
Alessandro De Cicco (1998.09.17)
Antonio Castaldo (1998.09.17)
Colloquio Pugnetti (1998.11.18)
Colloquio Sipone (1998.11.21)
Colloquio Cesarano (1998.11.22)
Colloquio Esposito (1998.11.22)
Legittimità dei  sentimenti  - Lello (1999.01.06)
Relazione anno scolastico (1999.06.16)
Oltraggioso e non vero (1999.12.15)
Esami (2000.03.26)
Colloquio Valente Valerio (2000.09.27)
Colloquio Perna Ciro (2000.10.01)
Corpo a Chance (2000.12.06)
Didattica della  parola (2001.05.13)
Autovalutazione (2001.07.03)
Relazione seminario linguistico (2001.10.28)
Orientamento programma (2002.03.17)
Parole per Adriano Sofri  (2002.03.25)
Buone prassi - accoglienza (2002.09.26)
Buone prassi - rituali (2002.09.27)
Buone prassi - Spazi (2002.09.29)
Buone prassi - sulla separazione (2002.10.01)
Buone prassi - genitori sociali (2002.10.07)
Buone prassi - leggendo verbali  in controluce (2003.01.06)
Commissione linguistica (2003.03.18)
Starace su droga (2003.10.24)
Buone prassi - 1 2 3 (2003.12.03)
Intervista alle Mamme Sociali (2003.12.05)
Esplorando alla ricerca del lavoro VR (2003.12.09)
Narrazione ed espressione artistica (2003.12.16)
Come promuovere la lettura (2004.01.15)
Buone prassi - Codocenza (2004.01.18)
Marco Bifani (2005.01.16)
Melissa - Mio padre in carcere (2005.06.07)
Sulla funzione del gruppo (2007.03.13)
Istituzione sperimentazione (2007.09.18)
Relazione OFIS (2007.11.28)
Osservazioni su una lezione di inglese (2008.01.18)

Alcune uccisioni di ragazzi nelle cronache del tempo

Giovanni Gargiulo (1998.02.18
Cesare Nordino (2001.08.05)
Filippo Nocerino (2002.03.30)

Interviste di allievi del Progetto Chance ad adulti

Intervista ad assessore Tecce (2003.12.01)
Intervista alle Mamme Sociali (2003.12.05)
Intervista a Cesare Moreno (2003.12.12)
Intervista Rossi Doria (2003.12.12)
Intervista a Teresa Centro (2007.03.02)
Intervista n.1 (2007.11.12)


La mia foto
Napoli, NA, Italy
Maestro elementare, da undici anni coordina il Progetto Chance per il recupero della dispersione scolastica; è Presidente della ONLUS Maestri di Strada ed in questa veste ha promosso e realizzato numerosi progetti educativi rivolti a giovani emarginati.